DEMENZA, MILD COGNITIVE IMPAIRMENT E INVECCHIAMENTO SANO:

COME RICONOSCERLE E COSA FARE

Con i termini demenza, mild cognitive impairment e invecchiamento sano si fa riferimento a tre concetti distinti tra loro.

La demenza rappresenta uno stato patologico che, tutt’oggi, risulta purtroppo ancora irreversibile da un punto di vista medico. In base alla specifica natura del processo dementigeno, è possibile trovare un quadro di compromissioni cognitive con caratteristiche talvolta uniche.

In ogni caso, a prescindere dalla specificità del deficit cognitivo, le difficoltà sono inevitabilmente destinate a peggiorare con un risvolto negativo sia da un punto di vista sociale che personale.

Il mild cognitive impairment (MCI) viene invece definito come “uno stato di transizione tra l’invecchiamento normale e la malattia di Alzheimer”, la cui prevalenza, secondo la letteratura, sembra essere dell’11-17% (dati riferiti al Nord America e all’Europa).

Sulla base della distinzione operata da Petersen, è possibile distinguere diversi tipi di mild cognitive impariment, ovvero:

1) MCI amnesico (aMCI), in cui la compromissione riguarda in modo isolato la memoria;

2) MCI singolo non amnesico (snmMCI), dove la compromissione riguarda un dominio cognitivo specifico che non è quello della memoria;

3) MCI multi-dominio amnesico (mdMCI+), dove risultano compromessi diversi domini cognitivi incluso quello della memoria;

4) MCI multi-dominio non amnesico (mdMCI ¯), in cui c’è una compromissione di diversi domini cognitivi incluso quello mnesico.

In ogni caso, ancora molto acceso è il dibattito presente in letteratura riguardo questo concetto, sia a livello di classificazione diagnostica (come dimostra l’esistenza stessa di vari termini per descriverlo) sia a livello testistico per il suo riconoscimento.

L’invecchiamento sano è il terzo concetto su cui è necessario spendere qualche parola. Come tutti sanno, l’invecchiamento è il risultato del naturale procedere della vita e ad esso si accompagnano importanti modificazioni sia dal punto di vista fisico che cognitivo. Da un punto di vista cognitivo, si sa che alcune funzioni cognitive rimangono inalterate con l’avanzare dell’età mentre altre sono soggette a decadimento. A questo proposito quelle che sembrano peggiorare sono la memoria episodica, la memoria di lavoro, le funzioni esecutive, la velocità di elaborazione delle informazioni. Sembrano invece restare sostanzialmente stabili la memoria semantica, le abilità di calcolo e le capacità linguistiche

Tenendo conto di tutto ciò, la differenziazione tra questi quadri può sembrare un’impresa irrealizzabile da un punto di vista concreto. In realtà, chi si occupa di neuropsicologia è in grado di fornire risposte chiare a ciò che può sembrare tutt’altro che semplice: servendosi infatti di strumenti specifici (tra cui, ad esempio, il MMSE, il MOCA, il CRIq), egli è in grado di fare maggiore chiarezza e di fornire indicazioni specifiche ai familiari.

Quindi, in caso si verifichino problemi a livello cognitivo anche transitori è importante non essere esitanti nel chiedere una consulenza. Agire in tempo è infatti la chiave del benessere.

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