L’ANSIA NELLA TERZA ETÀ

LA REGOLAZIONE E’ POSSIBILE CON IL BIOFEEDBACK

I sintomi ansiosi in terza età sono davvero molto comuni, spesso questi sintomi trovano la loro causa nelle preoccupazioni riguardanti lo stato di salute, l’instabilità economica, la riduzione delle relazioni sociali, il declino delle abilità fisiche e cognitive. A livello epidemiologico si può stimare che circa il 10/20 della popolazione anziana è affetto da disturbi d’ansia di rilievo clinico per i quali potrebbe trarre beneficio da una terapia.

I sintomi legati all’ansia possono comparire per la prima volta in questa fase della vita o possono essere già presenti da prima. Quando un sintomo ansioso insorge per la prima volta durante la terza età non è sempre facile darne una chiara e netta definizione, diventa probabile quindi sottostimare l’intensità del vissuto (“La valutazione psicologica dell’anziano. Carocci ed. 2005”).

Fattori di rischio

Durante la terza età è bene considerare che l’ambiente fisico e sociale della persona cambia, si modifica il ritmo della vita, si diventa meno produttivi, lo status professionale va scemando e spesso si assiste alla perdita di amici o parenti. Non ci sorprende per nulla quindi se i disturbi d’ansia in questo periodo abbiamo la maggiore prevalenza.

Tra i fattori di rischio per lo sviluppo e il sostegno di un disturbo d’ansia troviamo:

  • vedovanza o divorzio
  • basso reddito
  • pressione alta
  • problemi cardiaci
  • sesso femminile

Sintomi

I sintomi fisici dell’ansia nell’anziano non sono diversi rispetto a quelli che si presentano in un giovane adulto, come ad esempio; tremori, tensione muscolare, iperattività, palpitazioni, nausea.

Sicuramente sono differenti le manifestazioni comportamentali di questo tipo di stato fisiologico.

Cosa fare allora?

Un anziano a cui sorga il dubbio di soffrire di un disturbo d’ansia è bene sia sottoposto ad una valutazione del significato clinico della sintomatologia, dopo la valutazione iniziale il medico competente procederà alla presa in carico farmacologica e/o psicologico-comportamentale.

Il Biofeedback

Tra le tecniche non farmacologiche maggiormente utilizzate troviamo oggi l’utilizzo dell’HRV biofeedback, si tratta di un training, un allenamento che si basa sulla rilevazione e modifica dei valori fisici legati agli stati ansiosi, attraverso dei sensorie e con l’utilizzo di un monitor pc, la persona impara a controllare la frequenza respiratoria, la conduttanza cutanea e addirittura il battito cardiaco. La modulazione di questi valori secondo parametri più funzionali porta al controllo dello stato ansioso e quindi alla sua gestione.

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