Bambini agitati, distratti, irrequieti, impulsivi, che non rispettano il proprio turno; genitori imbarazzati dal comportamento dei loro figli e insegnanti in difficoltà nella gestione di questi alunni. Ecco le caratteristiche distintive di chi soffre del Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (dall’acronimo inglese ADHD).

La quinta edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-V) ne identifica tre tipologie possibili:

  • ADHD con ridotta attenzione
  • ADHD con impulsività e iperattività
  • ADHD combinato, con disattenzione e impulsività/iperattività

Ma se le cose fossero più complicate di quel che si pensa? Il Dottor Daniel Amen ne ha identificato 7 differenti tipologie, ognuna delle quali viene descritta con specifici sintomi, aree cerebrali coinvolte e strategie d’ intervento. Questa distinzione si è dimostrata particolarmente importante per l’assunzione del farmaco nella gestione dell’ADHD che, infatti, non si è rivelato efficace per tutte queste tipologie.

 I 7 sottotipi di ADHD:

  1. SOTTOTIPO CLASSICO: si tratta del classico ADHD disattento, distratto, disorganizzato, iperattivo ed impulsivo. Questa tipologia è maggiormente frequente nei maschi ed è caratterizzata da bassi livelli di attività cerebrale nelle aree della corteccia prefrontale, del cervelletto e dei gangli della base (particolarmente importanti per la produzione del neurotrasmettitore dopamina).
  2. SOTTOTIPO DISATTENTO: sono bambini che si caratterizzano per la loro disattenzione, forte distraibilità, lentezza e scarsa motivazione nello svolgere le attività; vengono spesso definiti “sognatori ad occhi aperti”. In tutto questo, però, non presentano alcun problema comportamentale. Questi bambini presentano una bassa attività nella corteccia prefrontale e un basso livello di dopamina.
  3. SOTTOTIPO CON IPERFOCUS: in aggiunta ai sintomi del sottotipo classico, emergono in loro pensieri/comportamenti estremamente negativi, ossessioni, interessi particolarmente ristretti, eccessiva preoccupazione e mancanza di flessibilità cognitiva. In questo caso, i sintomi di ansia e preoccupazione peggiorano con l’assunzione di farmaci. Nel cervello i deficit vengono localizzati nei livelli di dopamina e serotonina e in un eccesso di attività in un area chiamata Giro Cingolato Anteriore.
  4. SOTTOTIPO LOBO TEMPORALE: in aggiunta ai sintomi del sottotipo classico, emergono anche eccessiva irritabilità, aggressività, instabilità emotiva, paranoie, problemi di apprendimento e memoria. Questi bambini presentano delle irregolarità nei lobi temporali e una minor attività nella corteccia prefrontale del cervello.
  5. SOTTOTIPO LIMBICO: in aggiunta ai sintomi del sottotipo classico, è presente un tono dell’umore basso (anche se non si può parlare di depressione), pensieri negativi e un’energia molto bassa. Essi presentano, infatti, un’eccessiva attività nella zona limbica del cervello (molto importante per il nostro umore) e una ridotta attività nella corteccia prefrontale sia in stato di relax sia sotto sforzo cognitivo.
  6. SOTTOTIPO RING OF FIRE: è l’accentuazione massima dei sintomi presenti nel sottotipo classico. Questi bambini sono estremamente distratti ed oppositivi, troppo arrabbiati e facilmente irritabili; di solito sono molto sensibile a rumori e luci. Questi bambini presentano un’eccessiva attività globale nella corteccia cerebrale.
  7. SOTTOTIPO ANSIOSO: in aggiunta ai sintomi del sottotipo classico, si manifesta anche un’eccessiva ansia e tensione e una grandissima paura di essere giudicati. Lamentano spesso di mal di testa e mal di stomaco. Elevate attività nei gangli basali sembrano caratterizzare questo disturbo.

Anche se dall’esterno sembra che i sintomi prodotti dall’ADHD siano di natura comportamentale, le cose non stanno proprio così. Questa condizione è, infatti, causata da disfunzioni nell’attività cerebrale. Per tale motivo è utile lavorare non solo sul comportamento di questi bambini ma anche equilibrare l’attività elettrica prodotta dal cervello. Con il Neurofeedback  si può intervenire per correggere tali deficit e portare il cervello in uno stato maggiormente funzionale, suscitando, di conseguenza, cambiamenti visibili anche all’esterno. La ricerca scientifica dimostra che i miglioramenti suscitati da questa tecnica innovativa permangono anche a distanza di tempo, rispetto a quelli che possono suscitare i farmaci.

Se sei interessato all’argomento, contattaci per avere ulteriori informazioni sui training di Neurofeedback per soggetti con ADHD proposti dal Centro Phoenix.