ANSIA DA PRESTAZIONE: COSA FARE?

L’ansia da prestazione porta con sé una serie di sintomi fisici che accompagnano i pensieri disfunzionali presenti durante la situazione, si presenta un aumento della tensione muscolare e della frequenza cardiaca accompagnati a vasocostrizione periferica mentre il ritmo della respirazione accelera diventando affannoso.

La cosa peggiore che può succedere ad un attore è dimenticare le battute, per un arciere è tirare fuori paglione, per un pianista bloccarsi prima di un concerto, per un alunno fare scena muta all’esame, per un leader è mostrare insicurezza mentre da le direttive ai propri collaboratori.

Esiste un meccanismo squisitamente psicologico che accomuna tutte queste situazioni, si tratta dell’ansia da prestazione! Che si potrebbe definire come una risposta comportamentale ad una specifica situazione. Ed è proprio l’importanza che viene attribuita alla situazione che è all’origine di questo tipo di disturbo.

Il risultato della prova che l’attore, l’atleta, il musicista lo scolaro o il leader si trovano a dover superare dipende in modo esclusivo dal giudizio dell’altro che nella fattispecie può essere il pubblico, i giudici, l’insegnante o i propri collaboratori.

Cosa fare per gestire l’ansia da prestazione?

E’necessario imparare a gestire tutte quelle modificazioni psicofisiologiche legate alle situazioni in questione allo scopo di migliorare il proprio senso di autoefficacia, una delle tecniche maggiormente consigliate per raggiungere tale obiettivo è l’utilizzo del Biofeedback, si tratta di una tecnica estremamente efficace e veloce che permette di vedere in tempo reale e attraverso un monitor le modificazioni fisiche in questione, questo tipo di informazione da modo alla persona di imparare a gestire le proprie risposte comportamentali garantendo un approccio alla situazione estremamente più efficace.

I Rimedi per l’ansia da prestazione: i 5 passi del Biofeedback

  1. Capire quando inizia

Il training prevede l’utilizzo della tecnica in condizioni di normale attivazione e in condizioni ambientali stressanti che a qualche livello simulano la situazione ambientale problematica, attraverso questo percorso aumenta la consapevolezza delle sensazioni psicofisiologiche di base e la differenza con quelle legate alla prestazione e alla performance.

  1. Controllare la respirazione

Un sensore a forma di fascia viene posto a livello diaframmatico, vengono registrati gli atti respiratori della persona, la frequenza e l’intensità, il training prevede l’abbassamento della frequenza respiratoria in favore di una maggiore intensità.

  1. Controllare il battito cardiaco

Attraverso dei sensori posti sulle dita viene rilevato il battito cardiaco della persona, tali sensori vengono collegati ad un monitor che restituisce l’andamento e quindi la frequenza del battito cardiaco, con poche sedute si impara ad abbassare la frequenza cardiaca entro soglie predeterminate.

  1. Stabilizzare la prestazione

Attraverso un training di apprendimento, in poche sessioni si impara a stabilizzare la propria condizione psicofisiologica soprattutto nelle situazioni che generano il disturbo, questo permette di migliorare l’efficacia delle prestazioni a tutti i livelli, sia da un punto di vista prettamente prestazionale (migliori risultati) sia dal punto di vista psicologico e quindi legato al vissuto psicofisico rispetto alla situazione.

  1. Prendere appuntamento

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