Cefalea Tensiva? Il Biofeedback Può Essere Il Tuo Alleato

La Cefalea di Tipo Tensivo (in inglese TTH, Tension Type Headache) è la forma più comune di cefalee primarie ed è uno dei disturbi più frequenti nel mondo.

Nei casi di cefalea di tipo tensivo il dolore è da lieve a moderato e si localizza a livello della fronte o della nuca, bilateralmente.

Il dolore è percepito come una pressione o un peso alla testa e non è pulsante.

Non peggiora con l’attività fisica ma può essere accompagnato da nausea, fotofobia o fonofobia, cioè un’eccessiva sensibilità alla luce o ai suoni.

Solitamente gli episodi di cefalea iniziano al mattino e aumentano di intensità nella seconda parte della giornata.

Si parla di forma episodica quando si verificano circa 10 episodi di mal di testa, per meno di 15 giorni al mese.

Quando gli attacchi si intensificano e si presentano per più di 15 giorni al mese, da più di tre mesi si parla invece di forma cronica.

Oltre a questa suddivisione, recentemente l’ ICHD-II (International Haedache Society) ha distinto due ulteriori sottotipi della cefalea di tipo tensivo episodica: sporadica e frequente, rispettivamente meno o più di un episodio al mese.

Principalmente per chi soffre frequentemente di cefalea, la disabilità e l’impatto sulla qualità della vita sono molto rilevanti, sia per quanto riguarda il piano socioeconomico che il piano personale.

Le cause della cefalea di tipo tensivo non sono tuttora note, ma sembra che giochino un ruolo fondamentale il fattore psicologico e quello muscolare, in particolare sembra che il mal di testa sia conseguente all’aumento del tono dei muscoli della nuca e della fronte.

La tensione muscolare è infatti considerata uno dei fattori di scatenamento della cefalea ed è dunque un chiaro bersaglio di un intervento terapeutico.

Perché il Biofeedback funziona?

Nei pazienti che soffrono di cefalea si è riscontrata un’ipereccitabilità e un’attivazione eccessiva del Sistema Nervoso Simpatico, cioè quel sistema che mette il nostro organismo nella condizione di affrontare situazioni di stress.

Ad esempio, in tali condizioni aumentano il nostro battito cardiaco, il tono muscolare, la frequenza respiratoria e i vasi sanguigni si contraggono (vasocostrizione).

In condizioni normali, il Sistema Nervoso Simpatico è bilanciato da quello Parasimpatico, che svolge le funzioni opposte e permette all’organismo, una volta terminato l’evento stressante, di tornare ad uno stato di rilassamento.

Nei pazienti con Cefalea questo non accade e i parametri fisiologici restano alterati molto più a lungo rispetto a quanto accade negli individui sani, quindi la tensione muscolare rimane sempre elevata così come la temperatura periferica rimane più bassa(le classiche mani fredde) a causa della costrizione dei vasi sanguigni.

Per questi motivi il Biofeedback Elettromiografico è una delle tecniche maggiormente utilizzato nel trattamento della Cefalea di Tipo Tensivo, in combinazione al Biofeedback Termico.

Tramite questa tecnica la risposta psicofisiologica disfunzionale viene monitorata e di conseguenza è possibile imparare a modificarla.

Nel Biofeedback Elettromiografico la funzione monitorata è la tensione muscolare, principalmente a livello dei muscoli frontali (fronte) e a livello della parte superiore del muscolo trapezio (tra il collo e le spalle).

Attraverso un progressivo allenamento è possibile imparare a rilassare i muscoli e a prevenirne la contrazione.

Per quanto riguarda il Biofeedback Termico viene rilevata la temperatura periferica (delle mani) del paziente che varia in funzione della vasodilatazione e della vasocostrizione dei capillari.

L’obiettivo del training è quello di diminuire la vasocostrizione periferica dovuta ad uno stato di tensione o stress e quindi aumentare la temperatura.

Perché scegliere il Biofeedback?

Per il trattamento della Cefalea di tipo tensivo si ricorre all’utilizzo di diverse tipologie di farmaci in base alla frequenza, che vanno dagli analgesici agli antidepressivi.

Tuttavia i farmaci, oltre ad essere spesso poco tollerati, non eliminano definitivamente il dolore, ma lo alleviano per un periodo limitato di tempo. Inoltre  il rischio maggiore è quello di farne un uso eccessivo.

L’abuso di farmaci è associato alla cronicizzazione, infatti, specialmente particolari gruppi di farmaci, se assunti con regolarità possono portare da una forma episodica ad una forma più cronica o addirittura quotidiana.

Il Biofeedback è un trattamento non farmacologico di natura comportamentale raccomandato dalla European Federation of Neurological Societies. Infatti, questa tecnica è basata su una vasta letteratura scientifica che ha inizio negli anni ’70.

Il biofeedback ha dimostrato la sua efficacia nell’80% dei pazienti ed è privo di effetti collaterali. Inoltre la sua efficacia può aumentare ulteriormente grazie all’apprendimento di tecniche di rilassamento.

Diversi studi hanno dimostrato che, prima di iniziare un training di Biofeedback, gli individui sono incapaci di prevenire la crisi e quindi di evitarla, già dopo qualche seduta divengono maggiormente consapevoli della tensione che precede la crisi e riescono con uno sforzo volontario a rilassarsi. Alla fine del ciclo di sedute il rilassamento diviene automatico anche di fronte a situazioni stressanti.

Di grande importanza è la scelta del protocollo, che deve essere personalizzato in base alla frequenza, all’intensità e alla modalità in cui si presenta il dolore. Quando il training è valido si evidenzia anche una diminuzione della preoccupazione nei confronti degli attacchi futuri.

Quindi l’obiettivo finale di un trattamento efficace, non è solo quello di eliminare le crisi ed il dolore, ma anche quello di ristabilire o migliorare la qualità della vita.

 

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