Perché lo stress arriva a dominarci e come si può ritornare a gestirlo?

Come gestire lo stress

Come si può vedere chiaramente dall’immagine, lo stress si definisce ed esiste nella relazione della persona con l’ambiente e, più in particolare, dalla risposta fisiologica e psicologica della persona allo stimolo “nocivo” ambientale.

Esistono, quindi, due risposte che si manifestano contemporaneamente e si influenzano a vicenda.

Dapprima, esiste la lettura della realtà in cui viene percepito ed interpretato lo stimolo dell’ambiente (ansiogeno, stressante, preoccupante). Questa lettura attiva, poi, il nostro organismo (sintomi ansiogeni: tensione muscolare, irrequietezza, aumento del battito cardiaco, peso allo stomaco, peso sul petto, aumento della frequenza respiratoria, ecc.).

L’attivazione fisiologica, rappresentata dalle varie sensazioni fisiche, viene vissuta dal cervello (componente cognitiva/i nostri pensieri) come conferma che lo stimolo ricevuto dall’ambiente è negativo/preoccupante/ansiogeno/stressante, questo rinforza o mantiene le sensazioni fisiologiche.

La relazione appena descritta porta alla creazione di un circolo negativo, all’interno del quale una persona può rimanere “prigioniera”, sviluppando una visione negativa delle situazioni, o meglio, sviluppando una modalità di filtraggio nella lettura della realtà che la porterà ad evidenziarne solo gli aspetti negativi.

Il rischio finale è quello di costringersi a vivere in una situazione di costante stress, con tutte le conseguenze che ne possono derivare: malessere, calo dell’umore, disturbi psicosomatici e Burnout.

Deve rimanere sottinteso ed è scontato che un insegnante, nel rivestire il proprio ruolo lavorativo, non riscontrerebbe nessun problema, nel momento in cui le richieste dell’ambiente si limitassero al lavoro specifico e alle sue competenze professionali.

Quello che in un ambiente lavorativo, come la scuola, si rischia è l’accumularsi di richieste che, in alcuni casi, esulano dalla missione professionale e possono riguardare situazioni di non competenza. A questo si aggiunge il dovere di inserire il proprio operato all’interno di un quadro di regole ben definite (gap tra “autonomia nello gestire il problema” e “regole ferree sovraordinate”, che paradossalmente impediscono l’autonomia). Esistono altre variabili come: la doverosa collaborazione con i colleghi e altri collaboratori (non sempre questo è facile da gestire); il continuo cambio di istituti che comporta il continuo interfacciarsi con nuove persone (studenti e colleghi), nuovi ambienti e nuove regole; infine, il rapporto con gli alunni (spesso “difficili”) e con le famiglie.

In questo quadro, appena accennato, di variabili e difficoltà che, ogni giorno, un insegnante si trova a dovere affrontare, la lettura dello stimolo ambientale, potrebbe essere spesso causa di risposte psicologiche negative, con successiva risposta fisiologica stressante che ci impediscono di gestire lo stress correttamente.

Uscire da questo “mare in tempesta” è possibile anche quando la situazione appare complessa. E’ necessario però agire su più aspetti.

Il punto di partenza è quello di fermarsi un attimo e riprendere il dominio sui propri pensieri, non possiamo controllare i nostri pensieri ma possiamo dirigerli e decidere quanta importanza assegnargli. I pensieri nascono automaticamente, le catene di pensieri si instaurano automaticamente e, se stiamo vivendo un momento di difficoltà, questa catena di pensieri sarà, probabilmente, negativa. Pensare al peggio, però, ci può mettere in allarme e, come accennato precedentemente, in questo modo esiste il serio rischio di rimanere imprigionati nel circolo vizioso.

Agire sui nostri pensieri aiuta ma è importante agire, anche, sul nostro corpo, imparando a rilassarlo. Un corpo rilassato manda segnali positivi e di benessere alla nostra mente, e la nostra mente reagirà a quei messaggi diminuendo l’intensità della preoccupazione, ridimensionando il problema (cioè riportandolo alle dimensioni della realtà).

E’, quindi, possibile, invertire quel circolo negativo in una scia positiva, che non può assicurarci una costante serenità ma che ci permette di gestire lo stress e non di farci dominare da esso.

 

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