Il comportamento problematico dopo un trauma cranico: un legame con specifiche sedi lesionali

Per sviluppare un trauma cranico, anche se in forma lieve, l’individuo deve aver subito un forte colpo alla testa, tale da compromettere il suo normale funzionamento.

Considerando che esso rappresenta la principale causa di disabilità soprattutto tra i giovani, è molto importante capire il modo in cui si verifica, quali parti del cervello vengono colpite e quali sono le conseguenze cognitivo-emotivo-comportamentali delle lesioni cerebrali.

In generale, il primo impatto che il cervello subisce viene chiamato colpo, mentre il secondo viene chiamato contraccolpo, sia nel caso in cui il cervello impatti contro le ossa craniche a livello anteriore e posteriore sia nel caso in cui questo avvenga con impatto ai lati.

In generale però i movimenti del cervello in seguito a trauma cranico non sono così “regolari” e il cervello subisce vari impatti in seguito a trauma cranico, con lesioni più gravi a livello frontale e temporale, laddove cioè il cervello è a più stretto contatto con le ossa craniche e, di conseguenza, più suscettibile al danno provocato dalle onde d’urto.

Tuttavia, il danno tipicamente provocato dall’impatto porta a lesioni che non sono di natura focale (cioè non colpisce specifiche regioni del cervello) ma a lesioni diffuse.

Le specifiche aree del cervello colpite dipendono poi dalla specificità del trauma stesso, ragione per cui è altamente improbabile che due diversi individui, che hanno subito due traumi cranici diversi, siano caratterizzati da una stessa compromissione a livello cerebrale.

Un altro fattore di cui bisogna tener conto quanto si parla di sintomatologia in seguito a trauma cranico è la presenza di trauma chiuso o aperto. Il trauma cranico chiuso non comporta infatti la frattura del cranio, invece presente nel trauma cranico aperto.

Oltre alla presenza di lacerazioni della corteccia, il quadro può essere ulteriormente aggravato dalla presenza di emorragia, che può condurre alla formazione di un eventuale ematoma.

Ultimo, ma non in ordine di importanza, il trauma cranico causa quello che viene chiamato danno assonale diffuso, ovvero rottura degli assoni dei neuroni (le strutture che servono a trasportare il segnale elettrico), fattore che di norma porta ad uno stato di perdita di coscienza e a deficit cognitivi importanti con conseguenze devastanti per la vita del soggetto. Si tratta di lesioni microscopiche ma diffuse, come dice il nome stesso, e, proprio per questo motivo, difficilmente rilevabili in vivo.

Quali sono dunque le conseguenze comportamentali di queste lesioni al cervello? Quali sedi di lesione?

  • Danno a livello frontale: deficit attentivi, di problem solving, di pianificazione, comportamento impulsivo, deficit nell’autocontrollo, mancanza di iniziativa (lesione frontale mediale o laterale), apatia (lesione fronto-mesiale), comportamenti inappropriati, perseverazione, difficoltà nel raggiungere gli obiettivi prefissati, deficit di produzione linguistica, disinibizione (corteccia orbito-frontale), ….
  • Danno a livello temporale: deficit di apprendimento e mnesici (lesioni anche all’ippocampo), alterazioni degli aspetti emozionali (legate ad alterazioni che coinvolgono anche l’amigdala), alterazioni linguistiche a livello di comprensione del linguaggio, neglect, ….
  • Danno a livello parietale: neglect, deficit di riconoscimento (agnosie), alterazioni a livello dello schema corporeo, deficit nell’ideazione/esecuzione di movimenti finalizzati (aprassia), ….
  • Danno a livello occipitale: deficit visivi, deficit visuo-spaziali (via ventrale: più legata al riconoscimento di un oggetto e della sua funzione; via dorsale: più legata alla localizzazione spaziale degli oggetti).

Un aspetto fondamentale da ricordare soprattutto nel caso delle lesioni dovute a trauma cranico, lesioni che, come già detto, raramente sono di tipo focale, è che il cervello non funziona in maniera isolata bensì olistica, con ripercussioni anche sul piano cognitivo: infatti è solo grazie all’enorme e intricata connettività tra le diverse aree cerebrali e tra i due emisferi cerebrali che gli individui riescono a mettere in atto uno specifico comportamento o ad eseguire un determinato compito (che richiede una certa funzione cognitiva).

Collegato al concetto di connettività funzionale è infatti il concetto di diaschisi, ovvero una depressione funzionale delle aree non direttamente interessate dalla lesione ma ad esse connesse a livello funzionale.

Concludendo quindi, è impossibile dire, a priori, quali saranno le condizioni cognitivo-comportamentali ed emotivo-affettive di un traumatizzato cranico. Solo attraverso un’attenta valutazione neuropsicologica è possibile arrivare a sviluppare un quadro chiaro di quelle che sono le menomazioni di tipo funzionale del paziente nonché pianificare e realizzare un programma di riabilitazione “cucito” sui bisogni della persona.

 

BIBLIOGRAFIA

A Cura di A.Mazzucchi, La riabilitazione neuropsicologica, Premesse teoriche e applicazioni cliniche, Edra S.p.A., Milano, 2016.

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