La demenza e l’Ipotiroidismo

La Demenza e l’ipotiroidismo rappresentano entrambe patologie di natura medica, ma l’eziologia ad esse sottostante è completamente differente.

La tiroide è una delle più importanti ghiandole che l’uomo possiede.

Essa produce e secerne due importantissimi ormoni, la tiroxina (T4) e la triiodotironina (T3) sotto il controllo dell’ipotalamo, il quale, a sua volta, secerne un importantissimo ormone, il TRH, che stimola la secrezione da parte dell’adenoipofisi di tireotropina o TSH, la quale agisce direttamente a livello tiroideo.

L’ipotiroidismo altro non è che un deficit a livello tiroideo a livello dei vari tessuti, le cui conseguenze possono incidere non solo a livello della salute fisica ma anche cerebrale, creando problematiche non solo a livello neuropsichiatrico (portando ad esempio a quadri depressivi) ma anche a livello strettamente cognitivo-emozionale.

Non si tratta di un problema da sottovalutare se si tiene conto dei dati che indicano come la prevalenza dell’ipotiroidismo aumenti con l’età, manifestandosi in circa il 2% della popolazione adulta con età superiore ai 65 anni.

A livello neuropsicologico, le difficoltà possono riguardare nello specifico le funzioni esecutive (per esempio ridotta velocità dei processi cognitivi), l’attenzione (difficoltà a livello di concentrazione), i processi di apprendimento e di memoria, le abilità visuo-spaziali e spesso si associa alla sensazione soggettiva di “nebbia del cervello”.

Sebbene l’esatta relazione tra invecchiamento e ipotiroidismo sia ancora sotto investigazione, è importante non sottovalutare questo legame: infatti, nonostante i dati in letteratura sembrano escludere un effetto negativo dell’ipotiroidismo negli anziani over 80-85, dati più consistenti mostrano un rischio di alterazioni cognitive e di demenza significativo in soggetti con età inferiore ai 75 anni.

Differenziare quindi tra un quadro di demenza e uno di ipotiroidismo risulta importantissimo, se si tiene conto che l’ipotiroidismo è una patologia facilmente trattabile da un punto di vista medico. Nonostante siano entrambe patologie che colpiscono prevalentemente gli individui anziani, è importante differenziarle per rendere la sintomatologia trattabile secondo la modalità più adeguata al caso.

Non sottovalutare la sintomatologia e non giungere a conclusioni affrettate rappresenta la miglior strategia di intervento in questi casi, dove è la qualità di vita dell’anziano a risentirne. In caso di dubbi, è senz’altro utile rivolgersi ad un esperto di neuropsicologia e ad un medico endocrinologo per avere un quadro più chiaro della situazione.

 

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