Disturbo Esplosivo Intermittente: Come Riconoscerlo e come Curarlo

Disturbo esplosivo intermittente: Cos’è e caratteristiche

Il Disturbo Esplosivo Intermittente (IED – Intermittent Explosive Disorder) è attualmente classificato nel DSM-5 sotto la categoria “Disturbi dirompenti del Controllo degli Impulsi e della Condotta”.

Soggetti con questo disturbo hanno la caratteristica principale di non essere in grado di controllare la rabbia, manifestando reazioni sproporzionate (rabbia esplosiva) rispetto alle provocazioni interpersonali o di altro genere oppure ad altri fattori stressanti psicosociali a cui il soggetto è sottoposto (es. richieste consistenti da parte degli insegnanti a scuola).

I comportamenti che evidenziano la mancanza di controllo della rabbia possono essere diversi:

  • Aggressione verbale  (es. accessi di collera, litigi verbali, minacce contro altre persone).
  • Aggressioni comportamentali che spesso non comportano danni, alternate a episodi più gravi che  implicano danneggiamento o distruzione di proprietà, aggressione fisica ad animali/persone.

Le ricorrenti esplosioni di aggressività (verbale e non), in generale, durano meno di trenta minuti e sono impulsive e/o , generate dalla rabbia ossia non premeditate.

Le esplosioni di rabbia causano forte disagio nell’individuo e possono comprometterne il funzionamento sociale (per es. perdita di amici), scolastico (per es. sospensione da scuola), lavorativo (per es. perdita del posto di lavoro), finanziario e legale (per es. cause civili conseguenti a un comportamento aggressivo contro persone).

Il soggetto può descrivere gli episodi aggressivi come episodi o attacchi in cui il comportamento esplosivo è preceduto da una sensazione di tensione o di eccitazione, ed è seguito immediatamente da un senso di sollievo.

In seguito il soggetto può sentirsi turbato, in preda al rimorso, dispiaciuto, o imbarazzato nei confronti del comportamento aggressivo messo in atto. Alcuni individui possono inoltre segnalare che i loro episodi aggressivi spesso sono preceduti o accompagnati da sintomi come formicolio, tremori, palpitazioni, senso di costrizione toracica, pressione alla testa o sentire l’eco.

Il Disturbo Esplosivo Intermittente tende a verificarsi per la prima volta nella tarda infanzia o nell’adolescenza. Il decorso del disturbo è variabile e può essere cronico in alcuni soggetti e più episodico in altri.

Una diagnosi di Disturbo Esplosivo Intermittente viene fatta solo quando sono stati esclusi altri disturbi mentali che potrebbero spiegare gli episodi di comportamento aggressivo (per es., Disturbo Antisociale di Personalità, Disturbo della Condotta, o Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività).

Gli episodi aggressivi non sono dovuti agli effetti fisiologici diretti di una sostanza (per es., una sostanza di abuso, un farmaco) o di una condizione medica generale (per es., trauma cranico).

Molti dei sintomi che contraddistinguono il Disturbo Esplosivo Intermittente consistono in comportamenti che possono verificarsi nel normale sviluppo dell’individuo, quindi per valutare se siano indicativi o meno del disturbo stesso è fondamentale che la frequenza, la persistenza, la pervasività nelle diverse situazioni e la compromissione associata a questi comportamenti siano valutate in rapporto a ciò che è ritenuto normale per età, genere e cultura del soggetto.

È in ogni caso importante aiutare i bambini a capire la loro frustrazione e come gestirla, anche tramite un aiuto professionale se necessario, per risparmiare a questi molti problemi futuri.

Come si cura il disturbo esplosivo intermittente?

Ci sono diversi modi in cui il bambino/fanciullo può essere aiutato:

  • Tramite la terapia cognitivo-comportamentale è possibile portare questi individui a identificare i primi segnali dello scatto di aggressività e fermarlo prima che diventi più intenso e possa causare seri danni.
  • Mediante tecniche di rilassamento, le quali possono ridurre lo stato d’ansia e il tono di attivazione generale.

L’aspetto più importante è quindi prendere coscienza del problema e cercare aiuto, così che il bambino/fanciullo impari a gestire la rabbia e a regolare le proprie emozioni, migliorando così la sua vita e quella di chi lo circonda.

 

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