Quando leggere è un problema… Ad oggi dal 2 al 5 % di bambini frequentanti la scuola primaria di primo grado presenta un disturbo dell’apprendimento, ma molto spesso accade che le difficoltà che un bambino incontra a scuola vengono sottovalutate o classificate come svogliatezza o poco impegno.

A volte però non è così, e ci si accorge tardi che le difficoltà di un bambino erano un vero e proprio disturbo.

Nella vita quotidiana leggere correttamente diventa uno strumento essenziale per sopravvivere non solo a scuola, ma anche in giro per le strade, alla guida di un’auto, nel lavoro, nell’acquisto di beni, nella firma di contratti di vario tipo, ecc.

E’ un’abilità che una volta acquisita non dimentichiamo mai e ci accompagna per tutta la vita.

Un ragazzo dislessico allora spesso si chiede…ma come sarò da grande?

Nel corso della crescita non si sviluppa solo il fisico di una persona, ma anche le sue abilità cognitive, le sue conoscenze e le sue esperienze.

Il bagaglio di esperienze che accumuliamo nel corso della vita ci permette di acquisire conoscenze su noi stessi e sul mondo che ci aiutano a far fronte nel miglior modo possibile alle nostre difficoltà.

Può accadere quindi che il ragazzo dislessico diventi in grado di compensare le proprie difficoltà di lettura, memorizzazione e di comprensione mettendo in atto diversi tipi di strategie apprese nel corso del tempo e del proprio percorso scolastico.

Dal punto di vista neuropsicologico un ragazzo dislessico che ha compensato la propria difficoltà è in grado di leggere in modo abbastanza fluente, commette pochi errori nelle parole note, mentre gli errori emergono quando legge parole sconosciute o poco comuni, permane però la difficoltà nel rispondere prontamente a domande su quanto appreso o su conoscenze personali.

Tuttavia questi ragazzi possono avere delle difficoltà nella comprensione o nello studio di testi più o meno complessi, possono avere delle difficoltà nell’apprendere lingue straniere, nello svolgere prove con tempi limitati, possono essere molto affaticatili nello svolgimento di compiti cognitivi o soffrire di cefalee e spesso riportano una bassa autostima.

A volte accade però che per quante conoscenze e strategie si apprendano e si mettano in atto, non siano sufficienti a sopperire alle difficoltà che un ragazzo dislessico può avere. In questi casi si parla allora di dislessia persistente, e si manifesta con una lettura lenta, stentata oltre che inaccurata e ricca di errori.

Difficoltà queste che portano spesso ad un rifiuto della scolarizzazione da parte del ragazzo dislessico e a volte può sfociare in problematiche dal punto di vista della socializzazione con i pari ma anche con gli adulti, portando a comportamenti aggressivi o provocatori.

E’ fondamentale intervenire. Dislessia.

E’ stato dato un nome alle difficoltà che il ragazzo ha incontrato fin’ora nel suo percorso scolastico, quando tutti gli dicevano “non ti applichi abbastanza”, “sei un fannullone” nonostante le ore passate sui libri.

Ad un certo punto allora, se il risultato è questo tanto vale perderci così tanto tempo, non faccio nulla per la scuola, il minimo indispensabile e spero di uscirne in fretta, tanto il risultato non cambia.

E’ questo che accade a tanti ragazzi dislessici, che non sanno di avere questo problema.

Anche se sembra ormai tardi, quando la dislessia viene riconosciuta anche in età più avanzata (scuola superiore o università) è fondamentale mettere in atto un intervento mirato a sostenere le abilità deficitarie del soggetto, ma che allo stesso tempo faccia emergere i suoi punti di forza sia nel contesto scolastico, sia nella vita quotidiana.

A queste età è fondamentale intervenire per aiutare il ragazzo a riscoprirsi, a capire ciò che c’è di buono in lui, a ritrovare il piacere di apprendere, ad affrontare la scuola come una sfida dalla quale uscire in piedi e soprattutto a costruire con le proprie mani il futuro che si desidera, non lasciandosi trasportare dagli eventi che decidano per noi.

E’ necessario fornirgli tutele e strumenti adeguati per affrontare la scuola e se lo volesse, anche l’Università.

Affiancarlo quindi nel trovare un adeguato metodo di studio, nel mettere in atto strategie per affaticarsi di meno, capire quali sono le capacità sulle quali far leve e le difficoltà da aggirare.