QUANDO LA PAURA DI AMMALARSI CI METTE A DURA PROVA

Molti di noi hanno fatto, nel corso della loro vita, un’esperienza particolarmente interessante: quella di avere un dubbio (anche lieve) riguardo il proprio stato di salute, facilmente risolvibile con una indagine medica e magari con semplici esami del sangue. Eppure quella volta abbiamo rimandato, rimandato e… rimandato! Siamo stati bravissimi a trovare scuse e impegni improrogabili che ci impedivano di fare gli accertamenti necessari. Un giorno però, magari costretti dai familiari, magari per qualche altro motivo, li abbiamo fatti e abbiamo respirato l’aria più buona del mondo scoprendo che dietro il nostro malessere non vi era nulla di grave, realizzando solo in un secondo momento che abbiamo avuto la tremenda paura di scoprire qualcosa che non eravamo pronti ad accettare! La paura di ammalarsi ci ha in qualche modo destabilizzati portandoci a prendere delle decisione non sempre costruttive.

Lo stesso può accadere quando in gioco non c’è direttamente la nostra salute, ma quella di un nostro caro: in attesa di un referto o prima di un esame o di una visita importante, è possibile provare ansia e avere la testa invasa da mille preoccupazioni sulle conseguenze che un cattivo esito potrebbe portare. Fa parte di questo genere di situazioni quella in cui potremmo ritrovarci catapultati nel mondo dell’ assistenza di un familiare, in conseguenza ad una diagnosi di demenza. (Visita la sezione dedicata alla’ Addestramento del Caregiver)

Iniziamo però sottolineando che avere paura di ammalarsi, o di dover affrontare la malattia di un nostro familiare, è tanto profonda quando normale!

Lo sapevi che la paura ha una funzione adattiva? L’essere umano, alla pari degli altri animali, posto di fronte a una minaccia o un pericolo, attiva una serie di reazioni che servono a difenderlo dai pericoli interni (come una malattia) o esterni, ambientali (quali ad esempio un terremoto). 

Le paure riguardanti la malattia sono molte e possono riguardare ambiti diversi: paura di non essere autonomi e di dover chiedere agli altri intorno a te, paura dei farmaci e dei loro effetti collaterali, paura che le terapie non funzioneranno, paura del dolore, paura di non poter più tornare a condurre una vita normale, paura di morire. E poi c’è il paradosso: oggi la scienza è in grado di curare una quantità nettamente maggiore di malattie e diventa quasi impensabile ammalarsi. Da non dimenticare infine che molte volte ci rifiutiamo di recarci dal medico ma cerchiamo informazioni in rete, agitandoci ulteriormente e allontanandoci da una reale soluzione del problema.

Ma quando questa paura e queste preoccupazioni  diventano un problema?

Quando la loro costante presenza peggiora significativamente la qualità della nostra vita! Spesso infatti non riusciamo ad affrontare l’idea di accettare un cambiamento, soprattutto quando esso si presenta come un vero e proprio stravolgimento della nostra vita. Ma talvolta i cambiamenti sono inevitabili e dobbiamo fare attenzione a non restare intrappolati in una situazione di stallo tra necessità e resistenza, poiché se da un lato i cambiamenti sono auspicabili, al tempo stesso, sono spesso temuti e allontanati.

Nello specifico, quello di rifiutarsi di eseguire degli accertamenti è un meccanismo di difesa che sembra quasi voler tenere lontana la possibilità di una diagnosi e le permette di esorcizzare la paura di ammalarsi; ma si tratta di una decisione importante, complessa e potenzialmente rischiosa, che richiede pertanto la necessaria attenzione.

I fattori che possono predisporre a questo tipo di atteggiamento sono di varia natura. Concorrono fattori biologici e genetici che possono contribuire a predisporre la persona all’ansia, esperienze infantili o familiari di esposizione a malattie. Avendo una specifica vulnerabilità per l’ansia alla salute e quindi avendo sviluppato delle convinzioni rispetto a salute e malattia, al verificarsi di un evento scatenante (sintomi), scatteranno quindi meccanismi di protezione e, eventualmente, di evitamento.

Cosa fare allora in queste situazioni? A chi possiamo chiedere aiuto? Da dove iniziare? 

Il primo passo da fare è quello di riconoscere la natura psicologica del problema, quando appunto, la quantità delle preoccupazioni rende la vita quotidiana difficile e di conseguenza possono risentirne anche i rapporti interpersonali, sociali e lavorativi incrementando lo stato di malessere psicofisico che può condurre ad una acutizzazione e cronicizzazione del problema.

Per iniziare è utile ragionare su 4 fondamentali regole:

  1. Imparare a riconoscere ciò che proviamo, le nostre emozioni e i nostri sentimenti, ed essere consapevoli della naturale resistenza emotiva che tutti noi abbiamo al cambiamento;
  2. Pensare alle conseguenze negative possibili ad una nostra incapacità di adattarci ad essi, ovvero, chiederci cosa comporterebbe restare immobili in queste difficili situazioni;
  3. Riconoscere il legame tra le nostre emozioni e i pensieri che inevitabilmente vengono generati dalla nostra mente e, successivamente, agire su questi ultimi per modificarli;
  4. Esplorare le soluzioni e le alternative possibili, chiedendo aiuto ad un esperto del settore!

È bene infine sottolineare come, proprio il rendersi responsabili in prima persona della propria salute, e non solo di quella degli altri, sia indispensabile  per poter incidere attivamente sul corso degli eventi e che l’abitudine alla a prevenzione tramite esami medici ed una eventuale precoce diagnosi, come nel caso delle demenze, sono ciò che può fare una grandissima differenza sul decorso della malattia.

 

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