Riabilitazione Cognitiva, Stimolazione Cognitiva e Training Cognitivo: principali terapie per la demenza

Può essere successo a tutti di cercare sul web che cosa si può fare quando si sospetta di avere un proprio caro con demenza e di imbattersi in termini tra loro molto simili, tanto da sembrare addirittura uguali come per esempio la riabilitazione cognitiva, la stimolazione cognitiva e il training Cognitivo.

In realtà, la terminologia utilizzata in quest’ambito, ovvero quello della neuropsicologia dell’invecchiamento, è molto specifica e la conoscenza delle differenze a livello terminologico è un aspetto sul quale è necessario riflettere.

Occorre quindi fare un po’ di chiarezza, analizzando, ad esempio, i termini utilizzati per descrivere i trattamenti messi in atto in caso di patologie neurodegenerative e simili.

Di seguito verranno quindi spiegate le differenze tra tre concetti che, apparentemente, possono essere simili, ma che in realtà non lo sono, ovvero quello di stimolazione cognitiva, riabilitazione cognitiva e training cognitivo.

Con l’espressione stimolazione cognitiva si intende un programma di intervento mirato alla stimolazione delle funzioni cognitive (com’è il nome stesso a suggerire) utilizzando compiti che fanno riferimento alla quotidianità. Essa si pone come obiettivo quello di sfruttare al massimo quelle che sono le abilità residue del soggetto allenando la mente a “tenersi in forma”. A questo scopo vengono solitamente utilizzati esercizi specifici per specifiche funzioni cognitive (memoria, linguaggio, orientamento nello spazio e nel tempo, …).

La riabilitazione cognitiva rappresenta invece un concetto più ampio, non specificatamente legato al dominio delle patologie neurodegenerative. Esso rappresenta un processo terapeutico volto al miglioramento delle condizioni generali del soggetto con difficoltà utilizzando strategie non solo volte al potenziamento delle funzioni cognitive “deboli” ma utilizzando un approccio più ampio, ovvero servendosi anche strumenti di natura compensativa (a solo titolo d’esempio l’addestramento ad utilizzare ausili specifici per non sovraccaricare la memoria). Si tratta dunque di un termine più ampio, a cui possono fare riferimento differenti trattamenti specifici.

Infine, il training cognitivo. Esso può essere definito come un processo di stimolazione cognitiva rivolto a specifiche funzioni cognitive. Attraverso l’utilizzo di esercizi specifici standardizzati, esso punta al potenziamento delle abilità cognitive preservate dalla malattia o al miglioramento di quelle deficitarie, sfruttando la capacità plastica del cervello, ovvero l’abilità del cervello di “rimodellarsi”. Il training cognitivo si basa infatti su tre principi di base: quello della gradualità (si procede da compiti complessi verso compiti più semplici), della ripetizione (somministrazione ripetuta della stessa tipologia di esercizi per indurre una riorganizzazione delle funzioni cognitive) e, infine, quello della plasticità cerebrale.

Concludendo quindi, possiamo affermare che la riabilitazione cognitiva rappresenta la “categoria generale” entro cui cadono tutti gli interventi che vengono messi in atto per le persone con demenza. La stimolazione cognitiva e il training cognitivo rappresentano invece due tipologie di approccio al problema che si differenziano tra di loro per la specifica metodologia con cui il problema viene affrontato.

 

BIBLIOGRAFIA

A Cura di A.Mazzucchi, La riabilitazione neuropsicologica, Premesse teoriche e applicazioni cliniche, Edra S.p.A., Milano, 2016.

Cicerone, K. D., Dahlberg, C., Kalmar, K., Langenbahn, D. M., Malec, J. F., Bergquist, T. F., … & Herzog, J. (2000). Evidence-based cognitive rehabilitation: recommendations for clinical practice. Archives of physical medicine and rehabilitation81(12), 1596-1615.

P.Iannizzi, S.Bergamaschi, S.Mondini, D.Mapelli, Il training cognitivo per le demenze e le cerebrolescioni acquisite, Guida pratica per la riabilitazione, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2015.

 

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