Quali sono i Fattori di rischio delle malattie cardiache?

I principali fattori di rischio cardiovascolare si suddividono in:

  1. Fattori non modificabili (età, sesso e anamnesi familiare);
  2. Fattori generalmente modificabili grazie al cambiamento del proprio stile di vita (abitudine al fumo, obesità/dieta scorretta/poca attività fisica, ipertensione arteriosa, diabete e dislipidemia)

A volte, a causa della malattia cardiaca si rendono necessari degli interventi chirurgici, i quali tuttavia non rappresentano la soluzione definitiva alla patologia cardiaca, in quanto essa potrebbe ricomparire in seguito generando nuovi scompensi anche di entità più grave.

Alla base della ricomparsa della malattia, purtroppo, vi è una predisposizione tale per cui l’operazione di frequente non basta a eliminare il rischio di un nuovo problema.

Il paziente dovrà, quindi, modificare il proprio stile di vita a favore della salute cardiovascolare.

I fattori non modificabili (sesso, età, familiarità) sono, per definizione, invariabili…non ci possiamo fare nulla! Nell’ambito della familiarità con la patologia cardiaca, ad oggi, è importante il ruolo dei test di screening nei parenti di primo grado per la prevenzione alla diagnosi.

I principali fattori di rischio della progressione della malattia vanno ricercati nelle abitudini di vita del malato. Anche perché, spesso, le alterazioni patologiche del sistema cardiovascolare emergono in concomitanza con danni a carico di altri sistemi, per esempio malattie renali e polmonari, influenzate negativamente dai fattori di rischio cardiaci.

Per quanto riguarda i fattori riguardanti lo stile di vita del paziente, la prevenzione in questo ambito ha l’obiettivo di ridurre ed eliminare quei comportamenti che nuocciono alla salute cardiovascolare riducendo la flessibilità cardiaca e la capacità di adattamento cardiaco ai cambiamenti nell’ambiente.

Vediamo quali sono i 7 fattori che contribuiscono maggiormente alla salute cardiaca:

1- L’incidenza del rischio cardiovascolare è più elevata negli individui con abitudine al fumo rispetto a chi fa uso di sigarette. In particolare, l’abitudine al fumo è associata ad una probabilità di morte per infarto maggiore del 70 % rispetto ad altre malattie cardiache. Per quanto riguarda il fumo passivo, dati empirici dimostrano che avere un partner fumatore aumenta il rischio di malattie cardiovascolari di circa il 30 % (Linee guida europee 2016 sulla prevenzione delle malattie cardiovascolari nella pratica clinica).

Il lato positivo, però, c’è: smettere di fumare riduce il rischio del 50% nei primi due/tre anni dopo la cessazione. Cosa state aspettando

2- Un altro fattore di rischio è rappresentato dall’obesità, il cui tasso si è triplicato negli ultimi vent’anni a causa della riduzione dell’attività fisica e del sovra consumo di cibi ipercalorici e poco nutritivi nella società occidentale. Inoltre, l’aspettativa di vita media delle persone obese si riduce di circa 6/7 anni rispetto agli individui normopeso.

3- L’ipertensione arteriosa tende ad accelerare il processo di aterosclerosi, a causa dei cambiamenti nell’elasticità delle pareti arteriose. Lo stress meccanico è il processo mediante il quale avviene il trasporto di lipidi verso la placca ateromatosa. In questo caso, si rende necessaria l’eliminazione di comportamenti che potrebbero portare all’ulteriore aumento della pressione, quali un’alimentazione inadeguata, il fumo, lo stress e il consumo di alcol

4- Oltre al rischio di ipertensione, le condotte dannose sopraelencate hanno considerevoli effetti sullo sviluppo del diabete, un disturbo metabolico caratterizzato da instabilità a livello glicemico e aumento della diuresi. Il diabete mellito concorre all’aterogenesi, grazie alle elevate quantità di glucosio che stimolano la proliferazione delle cellule muscolari lisce e l’accumulo di sorbitolo (prodotto del metabolismo glicidico) sulla parete arteriosa.

5- La dislipidemia si caratterizza per una modificazione della quantità di lipidi (di solito in aumento) nel sangue, come per esempio il colesterolo. I valori desiderabili per un soggetto sano sono inferiori a 200 mg/ml. I pazienti con colesterolo totale superiore a 265 mg/ml vanno incontro a aterosclerosi grave. Il meccanismo sottostante tale relazione identifica l’elemento principale nell’elevata concentrazione di lipidi (grassi)

6- Infine, un particolare fattore di rischio nell’evoluzione della cardiopatia ischemica è lo stress. Gli eventi stressanti possono modificare la reattività cardiovascolare e, a lungo termine, influire sulla salute cardiaca. In particolare, lo stress lavoro-correlato è associato ad un moderato rischio di malattie a livello coronarico e viene considerato un problema di salute pubblica.

Un fattore che aumenta la vulnerabilità al rischio cardiovascolare è la presenza di personalità di tipo A (TABP), ossia un pattern comportamentale contraddistinto da elevati livelli di rabbia, tensione, ostilità e un’anomala reattività allo stress.

D’altro canto, se lo stress contribuisce all’insorgere della malattia cardiaca, la patologia potrebbe fungere da fattore di rischio per la gestione maladattiva dello stress. Infatti, la comparsa della patologia cardiovascolare è frequentemente ritenuta un cambiamento irreversibile e catastrofico da parte del paziente e dei suoi familiari. Lo stato di salute dell’individuo diventa fonte di marcato stress. Di conseguenza, l’alterazione delle modalità di gestione dello stress si trasforma in un circolo vizioso che peggiora la prognosi della patologia con la comparsa di fattori di ansia e di depressione.

Imparare a gestire la propria vita in funzione del benessere cardiovascolare è importante perché, di cuore, ne abbiamo uno solo e un cuore malato peggiora la qualità di vita della persona.

La prevenzione è il primo passo verso il cambiamento reale; continuare a posticipare quelle piccole modifiche necessarie al miglioramento della propria salute influisce negativamente su quest’ultima e instaura un circolo vizioso di procrastinazione dal quale è difficile uscire.

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