Le cardiopatie comprendono tutte quelle malattie che interessano il cuore e si dividono in congenite, se presenti fin dalla nascita, e acquisite, quando insorgono in un secondo momento.

Le cardiopatie congenite possono essere suddivise in severe, moderate e lievi. Si definiscono severe quando richiedono un intervento intensivo e tempestivo; moderate, se necessitano di un trattamento meno intensivo o se vengono diagnosticate dopo i primi mesi di vita; lievi, quando possono anche non provocare sintomi e spesso si risolvono in modo spontaneo.

Cause

La maggior parte delle cardiopatie congenite non ha una causa riconosciuta, tuttavia è possibile presupporre un’origine genetica. In altri casi tali patologie si possono ricondurre all’esposizione della madre a fattori ambientali dannosi, come radiazioni, abuso di alcol e farmaci o a malattie infettive contratte nei primi mesi di gravidanza.

Le cause delle cardiopatie acquisite sono numerose. Esse possono derivare da infezioni batteriche o virali, malattie reumatiche, forme tumorali, infarto, da una pregressa insufficienza renale o da intossicazioni da farmaci o veleni. Altre volte risultano invece legate a stili di vita sbagliati, che ne facilitano l’insorgenza.

Sintomi

Come detto precedentemente le forme lievi di cardiopatia possono non presentare sintomi. Tuttavia solitamente si avvertono una facile affaticabilità, dolore al torace, difficoltà respiratorie e palpitazioni.

Tra le diverse complicazioni si riscontrano invece evoluzioni in scompenso cardiaco (il cuore non batte più al ritmo giusto), edema polmonare ed embolie.

Cure

Dal momento che la cardiopatia acquisita dipende dallo stile di vita, per prima cosa risulta estremamente importante correggere le abitudini errate.

Innanzitutto occorre regolare l’alimentazione mangiando con moderazione e scegliendo cibi con un basso contenuto di grassi e colesterolo. Andrebbero preferite le carni bianche e  il pesce,  alimento povero di colesterolo e ricco di grassi buoni come gli omega 3 che proteggono l’apparato cardiovascolare. Frutta e verdura, essendo ricche di fibre, vitamine e sali minerali, dovrebbero essere sempre presenti. Andrebbero inoltre scelti metodi di cottura come il vapore, la griglia, la piastra e la pentola a pressione, piuttosto che la frittura, la cottura in padella o i bolliti di carne.

In secondo luogo bisognerebbe evitare il fumo di sigaretta e svolgere attività fisica con regolarità.

Le terapie farmacologiche risultano senz’altro importanti e vanno stabilite caso per caso, sulla base della specifica patologia riscontrata.

Nei casi più gravi può essere necessario ricorrere ad interventi chirurgici.

Ruolo del SNA e Biofeedback

Recenti studi hanno sottolineato l’importanza che il sistema nervoso autonomo riveste nelle cardiopatie. l sistema nervoso autonomo (SNA), conosciuto anche come sistema nervoso vegetativo o viscerale, è quell’insieme di cellule e fibre che innervano gli organi interni e le ghiandole, controllando le funzioni vegetative, ossia quelle funzioni che generalmente sono al di fuori del controllo volontario.

Un ridotto funzionamento del sistema nervoso autonomo è un importante fattore prognostico di aumentata mortalità per eventi cardiaci.

Il Biofeedback è una tecnica terapeutica non farmacologica e priva di effetti collaterali che può fornire un valido aiuto per riequilibrare il funzionamento del sistema nervoso autonomo, configurandosi come un’efficace tecnica di riabilitazione cardiologica.

Esso è basato sul principio che il corpo e la mente sono collegati tra loro e che la mente può controllare il corpo.

Tale metodo di intervento si avvale di un’apparecchiatura computerizzata, che tramite dei sensori di superficie, rileva in tempo reale alcuni parametri fisiologici generalmente al di fuori del controllo volontario (come il battito cardiaco, la respirazione, la tensione muscolare) e li rende visibili al soggetto attraverso il monitor di un computer sotto forma di suoni o immagini.  In questo modo la persona diventa consapevole dei propri indici fisiologici alterati e impara a controllarli indirizzandoli verso la normalità.

Ad esempio, osservando il feedback fornito da tale strumentazione, è possibile imparare a mantenere la pressione del sangue nella gamma di valori normali. Questo risulta estremamente importante se si considera il ruolo dell’ipertensione nel rischio cardiovascolare.

Durante il trattamento con Biofeedback la persona impara via via ad integrare nella vita quotidiana la capacità di regolazione appresa rendendola automatica.

Nel corso del training di Biofeedback vengono inoltre insegnate alcune tecniche di decontrazione muscolare, per aiutare l’individuo a controllare le proprie reazioni involontarie raggiungendo uno stato di rilassamento.

 

VUOI SCOPRIRE DI PIÙ SUL BIOFEEDBACK?

CLICCA QUI!