Cosa significhi affrontare una malattia, nostra o di un nostro caro, è difficile da comprendere agli occhi di un estraneo e spesso impossibile anche solo lontanamente da immaginare. Indipendentemente dal tipo di malattia (passeggera o grave che sia), quante volte abbiamo detto o pensato frasi come “solo io posso sapere cosa sto passando” o “nessuno lo può capire”?

E in questa certezza, magari qualcuno ci avrà rimproverato del fatto che non è vero, che fare la vittima non serve a nulla, che non vogliamo farci veramente aiutare… La verità è che nessuna delle due parti ha ragione o torto e non esiste un modo giusto o sbagliato di affrontare la malattia, esistono solo modi diversi; tali modalità che ciascuno di noi mette in atto, in gran parte, dipendono dalle nostre caratteristiche individuali, soprattutto di tipo psicologico.

Ciò che è sicuro è che, nei momenti di malattia, molte sono le emozioni da imparare a gestire: esse mutano continuamente, sono spesso negative e soprattutto tendono a  mescolarsi e a confondere la nostra mente. Per non parlare poi di tutta una serie di ulteriori sintomi di tipo fisico che possono insorgere e che possono essere altamente debilitanti.

I sintomi così detti psicosomatici coinvolgono infatti il sistema nervoso autonomo e forniscono una risposta vegetativa a situazioni di disagio psichico o di stress. Le emozioni negative, come il risentimento, il rimpianto e la preoccupazione possono mantenere il sistema nervoso autonomo e il corpo in una condizione di emergenza continua, a volte per un tempo più lungo di quello che l’organismo è in grado di sopportare.

Lo sapevi che…

tra i disturbi di tipo psicosomatico, quelli che più comunemente possono manifestarsi rientrano: gastrite, colite, ulcera peptica (per l’apparato gastrointestinale); tachicardia, aritmie, cardiopatia ischemica, ipertensione essenziale (per l’apparato cardiocircolatorio); asma bronchiale, sindrome iperventilatoria (per l’apparato respiratorio); psoriasi, acne, dermatite psicosomatica, prurito, secchezza della cute e delle mucose (per il sistema cutaneo); cefalea, crampi muscolari, stanchezza cronicafibromialgia, artrite (per il sistema muscolo-scheletrico).

La tempesta emotiva che può scatenarsi in certe situazioni, è una reazione assolutamente “umana” e non bisogna esserne spaventati, ma bisogna essere capaci di gestire adeguatamente le emozioni ed affrontarle nel modo più corretto. Non vi sono indicazioni che vadano bene per tutti indistintamente, ed ecco perché è necessario affidarsi alle mani di un esperto.  Ognuno di noi è chiamato a trovare la propria strada, poiché essa è funzionale ad una comprensione della malattia e anche ad una migliore prognosi.

Saper affrontare con consapevolezza (e con i giusti strumenti) una situazione così difficile e delicata diventa una necessità alla quale non possiamo sottrarci.

Queste emozioni sono molto intense, perdurano da molto tempo e impediscono il normale svolgimento della vita quotidiana? Se la risposta a questa domanda è sì, parlane subito con uno specialista psicologo o psicoterapeuta! Loro sapranno indicarti cosa fare.

Anche se è vero che tutti noi, almeno in alcuni momenti della malattia, sperimentiamo una qualche forma di paura, è importante imparare ad affrontarla. Questo perché quando essa diventa eccessiva, oltre alle conseguenze di cui abbiamo già parlato, c’è il rischio che essa vada a ledere anche i nostri legami interpersonali e, di conseguenza, influenzi la nostra capacità di circondarci di persone alle quali possiamo chiedere sostegno o da darci addirittura una sensazione di perdita di controllo.

 

“La famiglia. Eravamo uno strano piccolo gruppo di personaggi

che si facevano strada nella vita condividendo malattie e dentifrici,

bramando gli uni i dolci degli altri, nascondendo gli shampoo e i bagnoschiuma,

prestandoci denaro, mandandoci a vicenda fuori delle nostre camere,

infliggendoci dolore e baci nello stesso istante,

amando, ridendo, difendendoci

e cercando di capire il filo comune che ci legava.”

(Erma Bombeck)

 

Un consiglio universalmente valido è quello di permettere a chi ci sta intorno di aiutarci, anche nelle incombenze quotidiane, e di parlare con amici o familiari delle nostre paure e difficoltà per ridurre la sofferenza emotiva che accompagna la malattia, nostra o di un nostro caro assistito in casa.

Rivolgersi ad un esperto non è un segno di debolezza, come alcuni ritengono, dimostra al contrario che abbiamo avuto la forza di guardare dentro di noi e riconoscere delle difficoltà nell’affrontare una situazione difficile e inaspettata.