Per autoregolazione intendiamo la capacità di ognuno di attuare, in un preciso momento, un controllo intenzionale e proattivo, sui nostri pensieri e sul nostro comportamento. Questa abilità inizia a svilupparsi già in tenera età. All’inizio, è in realtà regolata e determinata dall’esterno, poi il bambino apprende e interiorizza le strategie di controllo, le fa sue e impara ad autoregolarsi.

Il processo non è sempre così lineare ed omogeneo. Nel caso del Disturbo dell’attenzione e dell’iperattività (Adhd) ad esempio, l’apprendimento e l’interiorizzazione delle strategie di regolazione emotiva e comportamentale non avviene in maniera corretta.

L’Adhd è infatti definito come un disturbo dell’autoregolazione cognitiva e comportamentale, caratterizzato da un insieme di caratteristiche che si possono manifestare in diverse forme in base all’età e in base alle funzioni cognitive deficitarie.

È necessario di conseguenza conoscere quali sono le manifestazioni comportamentali, e le difficoltà cognitive, specifiche di ogni bambino per poterlo aiutare e sostenere nel suo percorso verso l’autoregolazione.

La prevalenza del disturbo si colloca intorno al 3% in età scolare, mediamente un allievo per classe. Di conseguenza, ogni giorno gli insegnanti si trovano di fronte a situazioni difficili ed estremamente eterogenee all’interno del loro gruppo classe, e spesso le difficoltà nella gestione di tali problematiche mettono a dura prova il normale svolgimento delle lezioni.

Cosa possiamo fare come insegnanti?

Se chiediamo ad un bambino, che non ha acquisito le capacità autoregolative, di bloccare tutti i suoi comportamenti iperattivi o impulsivi (ad esempio: “Vai cinque minuti nell’angolo del silenzio!”, “2 minuti in piedi senza far nulla”, o con altre punizioni simili) peggioreremo solamente la situazione.

Le sue funzioni esecutive, e quindi la sua capacità di inibizione, di attenzione e regolazione, la sua flessibilità cognitiva ecc.. sono talmente ridotte che metterà tutte le sue energie per portare a termine l’ordine dato nel tentativo di controllarsi. Ma con uno sforzo enorme, con l’unico risultato di esaurire rapidamente le energie a disposizione. A quel punto la sua condotta esploderà senza più alcun controllo.

Moltissimi studi mostrano come sia preferibile concedere al bambino un certo grado di movimento, dei momenti prestabiliti di “libertà” nei quali possa ricaricare le energie. In questo modo eviteremo inutili sprechi di risorse cognitive, che possono essere investite e indirizzate quindi verso altri compiti.

 

 

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