Sono sempre più numerose le evidenze in letteratura, di un coinvolgimento delle così dette Funzioni esecutive nei processi di apprendimento della lettura, della scrittura e del calcolo. Tale associazione indica che, bambini con difficoltà in queste abilità cognitive di base (attenzione, memoria di lavoro, inibizione, flessibilità ecc..) hanno un rischio più elevato di presentare difficoltà negli apprendimenti scolastici.

Nella popolazione italiana, la prevalenza di disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) si aggira intorno al 4%. Equivale a dire, circa 1 bambino per classe, a cui si associano evidenti ripercussioni oltre sul piano didattico anche sul piano sociale ed emotivo.

Non sono ancora chiari i meccanismi comuni alla base, tuttavia i dati confermano un’alta comorbidità, cioè alta frequenza di compresenza, di difficoltà nelle funzioni esecutive e disturbi nella lettura, scrittura e calcolo.

Da qui nasce l’esigenza di sostenere e riabilitare prima le componenti di base, per favorire il recupero, e in alcuni casi, anche prevenire, eventuali disturbi dell’apprendimento.

È possibile quindi giocare d’anticipo?

Si! Gli studi fatti fin ora, si sono dimostrati particolarmente rilevanti. Hanno dimostrato un legame evolutivo tra funzioni esecutive e prestazioni scolastiche. Consentendo di identificare quelli che sono i possibili precursori cognitivi degli apprendimenti scolastici, prima dell’ingresso alla scuola elementare.

Seppur le linee guida suggeriscano che l’eventuale diagnosi di DSA non deve essere fatta prima della seconda elementare, è possibile tuttavia rilevare già alla scuola dell’infanzia possibili difficoltà, e di conseguenza, intervenire precocemente a sostegno delle funzioni esecutive in età prescolare per ridurre e prevenire il rischio di futuri disturbi dell’apprendimento.

 

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