Una delle caratteristiche fondamentali dell’essere umano è la capacità di adattarsi alle situazioni nuove, grazie alle sue straordinarie capacità di apprendere, anche a partire da pochi dati o da situazioni ambigue.

Tra le forme più studiate, storicamente, vi sono sicuramente anche i meccanismi alla base del condizionamento classico e operante. Il primo, descritto ampiamente negli studi di Pavlov, presuppone l’esistenza di comportamenti innati che rispondono a situazioni geneticamente programmate e che possono, a loro volta, associarsi a nuovi stimoli in seguito alla presentazione simultanea dei due. Ad esempio, in situazioni particolarmente impegnative, come un colloquio di lavoro o un esame, può accadere che in risposta alla tensione emotiva che si crea proprio in ragione dell’evento, si accompagni un’importante attivazione psicofisiologica: muscoli tesi, aumento della frequenza cardiaca, sudorazione, respiro affannoso, ecc. Se quel tipo di evento è da noi riconosciuto come altamente stressante, è molto probabile che solo al nominarlo o immaginarlo, compariranno sia le emozioni negative che si accompagnano a quell’evento, sia la stessa attivazione fisica, anche se di fatto ci troviamo sul nostro divano, magari davanti alla nostra serie TV preferita.

Il corpo quindi “impara” ad associare un set di risposte emotive (stress, agitazione) a un insieme di reazioni fisiologiche e queste, dopo un sufficiente numero di ripetizioni, si presenteranno, in tali situazioni, automaticamente insieme.

Alcune delle manifestazioni di disagio e sofferenza postmoderna hanno proprio queste caratteristiche psico-fisiologiche, che si legano fortemente l’una all’altra determinando un circolo vizioso, che contribuisce a mantenere e rafforzare entrambe le componenti di sofferenza.

Nel condizionamento operante, inizialmente indagato da Skinner, l’organismo impara che un particolare comportamento produce una determinata conseguenza. Quando questa risulta positiva (rinforzo positivo), l’organismo tenderà a riprodurre il comportamento, se negativa (punizione), invece, sarà meno probabile la sua successiva messa in atto. Secondo lo studioso, infatti, il comportamento è determinato soprattutto dalle sue conseguenze positive o negative che siano. Ad esempio nelle situazioni di forte ansia, l’esperienza soggettiva si può accompagnare ad un’intesa sintomatologia fisica, ad esempio di tipo gastrointestinale, senso di capogiro, sudorazione e tachicardia. Tutte queste manifestazioni possono diventare condizioni che limitano la persona dall’accedere alle situazioni che provocano, appunto, l’ansia e diventare così dei rinforzi positivi rispetto all’evitamento delle situazioni che spaventano.

Attraverso gli stessi meccanismi di apprendimento, tuttavia, è possibile anche uscire dal circolo vizioso che si è generato con la continua ripetizione degli stessi modelli di comportamento e imparare, invece, a gestire le difficoltà in maniera più funzionale.

In particolar modo, il metodo del Biofeedback e del Neurofeedback, sono tecniche di retroazione di parametri biologici (ad esempio frequenza cardiaca e quantità di sudore prodotto in un certo momento) alla persona che li sta osservando (o sentendo).

I parametri che si intende osservare e imparare a modulare vengono infatti resi visibili attraverso la loro rappresentazione quantitativa su un monitor oppure tramite la comparsa di un particolare suono nel momento in cui si raggiungono determinate condizioni. Questo modo di operare permette di raggiungere in poco tempo, in maniera sicura e non invasiva, innanzitutto la consapevolezza dei propri stati corporei, siano essi la frequenza cardiaca, la tensione muscolare o l’intensità di alcune bande di frequenza nell’attività elettrica del cervello; ma c’è di più: oltre che una maggiore consapevolezza, queste tecniche permettono di guadagnare, seduta dopo seduta, una capacità di controllo e di modulazione dei parametri oggetto di allenamento in maniera sempre più veloce ed efficace, contribuendo a risolvere difficoltà o problemi legati a diverse situazioni di malessere nelle quali il corpo sembra essere totalmente fuori controllo o anzi esserci nemico.

 

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